domenica 21 giugno 2015

nella torre - opera da camera su testi di friedrich hölderlin (selezione)

nella torre
opera da camera su testi di friedrich hölderlin (selezione)
nella traduzione di gianni celati
musica di gabrio taglietti
narratore: gianni celati; attore: luciano bertoli; soprano: anna ussardi; flauto: daniela cima; pianoforte: paolo piubeni
brescia, 11.12.2010, teatro sancarlino (rassegna sulle ali del novecento)




Gabrio Taglietti
Cagnolati
racconto in musica su testo di Daniele Benati
(selezione)
Ouverture, Piccola fanfara portatile, Alla fermata di Park Street, Canzonetta sull'aria
Dario Cantarelli, voce recitante
Sonia Visentin, soprano coloratura
Roberta Gottardi, clarinetto con tacabanda
Gabrio Taglietti, elettronica
Festival Vociferazioni, Riva del Garda 30.9.2011

martedì 28 aprile 2015

Gianni Celati o Community della Fantasticanza su Facebook

« Più di qualsiasi altro poema, l'Orlando innamorato di Boiardo mi sembra accenda la mia passione immaginativa e stimoli il mio desiderio di raccontare. E da tempo volevo raccontare questo poema in prosa, per il grande sollievo che trovo nel passare le giornate in compagnia di un narratore come Boiardo, così straordinariamente allegro e fantasioso. Una parte del sollievo viene dal fatto che in Boiardo troviamo quel senso della lingua nativa che avevamo da bambini, quando non c'era per noi differenza tra italiano e dialetto, e tutte le parole aderivano all'occasione con un suono più usuale o più strambo, più triviale o più raffinato, ma sempre secondo il nostro orecchio e non per regola scolastica. » ─ #GianniCelati

Quarant'anni fa, parlando con Gianni Celati, Italo Calvino suggeriva l'idea di raccontare in prosa i vecchi poemi cavallereschi italiani, per fare esercizio narrativo, e per ricollegarsi a una tradizione. Questo è il tentativo compiuto da Celati pubblicato da Einaudi nel 1994 nella collana "I coralli".

fonte: https://www.facebook.com/cipiacegiannicelati

mercoledì 15 aprile 2015

Mario Tamponi, La morte di Günter Grass



13 aprile alle ore 12.49
Stamattina ci ha lasciato un grande scrittore e poeta tedesco,
la coscienza critica della letteratura moderna, premio Nobel del 1999. 
Per me scompare anche un grande amico personale,
che ho avuto il privilegio e il piacere di apprezzare da vicino
nella sua profondità riflessiva e umanità.
Con commozione riporto qualche foto-ricordo privata:
in un incontro da me organizzato contro la xenofobia;
a cena assieme alla moglie;
con Ignaz Bubis, presidente della comunità ebraica in Germania.

fonte: https://www.facebook.com/mario.tamponi.1

mercoledì 17 dicembre 2014

«Avrei preferenza di no». Quello che Gianni Celati ha ancora da dirci

di in: Inattualità • (4) • 
Illustrazione di Grandville
Illustrazione di Grandville
Avrei voluto essere a Carpi e ascoltare la voce di Gianni Celati, quella voce da lui definita “neniosa”, il suo modo morbido ed esitante di parlare, che a me appare di estrema gentilezza. Avrei voluto esserci perché nel suo intervento, un intervento che sembra ad ogni parola cancellarsi (e del quale per fortuna posso leggere uno stralcio in una trascrizione pubblicata sotto il titolo «Vi do la buonanotte» in Zibaldoni e altre meraviglie), Celati lancia un messaggio che raramente accade di ascoltare, e che può generare una sensazione di grande sollievo in chi provi disturbo, se non addirittura disgusto, nei confronti dell’ansia di presenza da noi diffusa e contagiosa come una malattia. Ho pensato dunque, leggendo quell’intervento, che solo chi abbia a lungo viaggiato dentro di sé e nel proprio pensiero, nelle parole e nel pensiero di altri, in mondi vicini e in mondi distanti, può arrivare a negarsi, può scegliere l’assenza, può arrivare a pronunciare quello stesso “avrei preferenza di no”, I would prefer not to, risposta preferita dello scrivano Bartleby di Melville, da Celati tradotto in italiano. “Avrei preferenza di no”, ha detto Celati a Carpi: preferirei non essere qui, non più esserci, non avere fatto, non più fare…
Presa di posizione che, così come la frammentazione con cui in quell’incontro è stata esposta, mi è sembrata nota, suono di fondo di tutta la sua opera. E sono andata a rileggermi un breve scritto, Il desiderio infinito, comparso dieci anni fa su l’Unità e su Zibaldoni. E poi qualche passo di Conversazioni del vento volatore.
Nel primo, Celati scriveva: “La pubblicità ormai non ha più limite, la pubblicità – come posso dire – ha sostituito l’animo umano. La gente, al giorno d’oggi crede che la letteratura, parlare o fare letteratura sia fare pubblicità a qualcosa. La letteratura è muta, non fa pubblicità a niente, non serve a niente, la letteratura ci riafferma questo niente che siamo.[…] Questo è lo sfondo concreto, che voi potete vedere tutti i giorni, il fatto che si debba diventare imprenditori di noi stessi per fare pubblicità a noi stessi, tutti i momenti, altrimenti non c’è spazio per noi. Tutto Leopardi va letto non contro, ma su questo sfondo, per dire questo: Leopardi è ancora un nostro compagno di strada perché è un alieno rispetto a questo tipo di sfondo in cui siamo immersi, rispetto a questa assegnazione totale dei luoghi. Tutto è assegnato oggi, Leopardi, invece, è il poeta che dice delle parole che non sono assegnate a nessun luogo”. E citando poi un passo dello Zibaldone (“Tutto è nulla al mondo, anche la mia disperazione, della quale ogni uomo anche savio, ma più tranquillo, ed io stesso certamente in un’ora più quieta conoscerò, la vanità e l’irragionevolezza e l’immaginario. Misero me, è vano, è un nulla anche questo mio dolore, che in un certo tempo passerà e s’annullerà”), così continuava: “Leopardi ci riporta ad un tipo di pensiero dove non c’è più nessuna valutazione positiva per l’uomo cosiddetto soddisfatto, ma dove il grande attizzatoio di tutto quello che possiamo fare è la nostra mancanza, voglio dire la nostra povertà, il nostro dolore”.
Una ricerca, quella della mancanza, del vuoto, che può diventare la soluzione più auspicabile per attingere a ricchezze altrimenti precluse: “… Il deserto diventa sempre più il cammino da riprendere, la via da ritrovare, il silenzio da attraversare per poter ancora parlare con gli altri […] la via del silenzio, la celebrazione della piccola oasi, la scoperta di qualche traccia mitica baluginante, o accecante, o commovente, la presenza d’un fiore, d’un animale, d’un sasso, nell’indifferente deserto planetario…” (Conversazioni del vento volatore, p. 15).
Sono, quelli dell’intervento di Carpi, frammenti proposti così chissà se per enorme stanchezza oppure per un gioco furbesco e controllato (“temo che uno debba anche trovare in sé l’antica e fanciullesca vocazione del pagliaccio”, Conversazioni del vento volatore, p. 93). Oppure forse frammenti nati dalla constatazione che “il mondo sta diventando un altro mondo/ gli uomini stan diventando un’altra specie di uomini/ tra poco non riusciremo più a riconoscerci/ anche le parole cominciano a disfarsi/anche i sassi sono malati e si sgretolano” (discorso da fare ai defunti per informarli di cosa succede, villaggio di Diol Kadd, Senegal, luglio 2003, che Celati pone in esergo a Conversazioni del vento volatore).

fonte: http://www.zibaldoni.it/quello-che-gianni-celati-ha-ancora-da-dirci/

lunedì 8 dicembre 2014

Gianni Celati. Swift, profetico trattato sull’epoca moderna

1.
In quello che molti considerano l’ultimo quadro di Brueghel, si vede una navicella sul mare in tempesta, dove dei marinai stanno gettando una botte a una balena che ha l’aria di attaccarli. In quella che alcuni considerano la più straordinaria opera di Jonathan Swift, A Tale of a Tub (nella mia traduzione Favola della botte), troviamo la stessa immagine presentata in apertura e offerta come spiegazione del titolo. Quando i marinai sono attaccati da una balena, ci viene detto, le lanciano una botte per distrarla e così evitare il cozzo. Può darsi che l’immagine di Brueghel e il titolo di Swift fossero associati in qualche vecchia stampa, avendo lo stesso sottinteso morale, e forse anche con simili riferimenti politici. Nel quadro di Brueghel, a quanto pare, la botte per distrarre la balena sarebbe un emblema della follia umana – della comune propensione a farsi catturare da attrazioni immediate, così come in un altro quadro di Brueghel c’è una scimmietta che si è lasciata catturare con una nocciolina. Il titolo di Swift allude a qualcosa del genere, perché la vecchia espressione tale of a tubcorrispondeva a ciò che noi diremmo “frottola”, “panzana”, “fola”: un racconto per attirare e gabbare i gonzi.
La prefazione del libro dice che un alto comitato britannico si è riunito per discutere sui pericoli che vengono dai begl’ingegni o intellettuali d’epoca, i quali con le loro critiche minacciano di recare gravi danni alla Chiesa e allo Stato. Ed ecco cosa sarebbe la balena, simbolicamente interpretata: sarebbe quel pericolo incombente, ma soprattutto sarebbe il libro di Thomas Hobbes, Leviathan ( del 1651), da cui gli intellettuali d’epoca ricavavano le loro armi critiche. [...]

continua a leggere su: http://www.zibaldoni.it


giovedì 6 novembre 2014

Léo Ferré - La Solitudine -

´
La solitudine

io vengo da un altro mondo, da un altro quartiere, da un'altra solitudine.
Oggi come oggi, mi creo delle scorciatoie. Io non sono più dei vostri.
Aspetto dei mutanti; Biologicamente me la cavo con l'idea che
mi sono fatto della biologia: piscio; eiaculo; piango. Innanzi tutto
noi dobbiamo lavorare le nostre idee come se fossero
dei manufatti.
Io sono pronto a procurarvi gli stampi. Ma...

la solitudine...

Innanzi tutto le lavanderie automatiche, agli angoli delle strade, sono imperturbabili così come il rosso o il verde dei semafori. I poliziotti del detersivo vi indicheranno dove vi sarà possibile lavare ciò che voi credete sia la vostra coscienza e che non è altro che una succursale di quel fascio di nervi che vi serve da cervello. E pertanto...

La solitudine...

La disperazione è una forma superiore di critica. Per ora, noi la chiameremo "felicità", perché le parole che voi adoperate non sono più "parole", ma una specie di condotto attraverso il quale gli analfabeti hanno la coscienza a posto. Ma...

la solitudine...

Del Codice Civile ne parleremo più tardi. Per ora, io vorrei
codificare l'incodificale. Io vorrei misurare il pozzo di
San Patrizio delle vostre democrazie.
Vorrei immergermi nel
vuoto assoluto e divenire il non detto, il non avvenuto, il non vergine per mancanza di lucidità. La lucidità me la tengo
nelle mutande.

Big Bang Teatro -Lucilla Giagnoni

"L'eterna domanda dell'individuo di fronte all'infinità, al mistero dell'universo, su su fino al momento dell'inizio: perché nella scoperta di come tutto potrebbe essere iniziato si potrebbero trovare indizi su come eventualmente finirà."



fonte: http://www.lucillagiagnoni.it/LUCILLAGIAGNONI/BIG_BANG.html

venerdì 27 dicembre 2013

HOMO EUROPAEUS, LE MULTILINGUISME POUR UNE NOUVELLE IDENTITÉ PAR JULIA KRISTEVA

Julia Kristeva aborde, par des observations d’ordre linguistique, religieux et anthropologique, la question de l’identité européenne, actuelle et future telle qu’elle s’est élaborée depuis l’antiquité avec les apports et la rencontre de la culture grecque, juive, chrétienne et arabe.


La libre circulation des personnes et des biens en Europe invite à une réflexion sur la signification du brassage des langues et des cultures dans l’émergence d’un nouvel individu européen qu’on peut appeler la « personne kaléidoscopique ».

# Homo Europaeus, le multilinguisme pour une nouvelle identité (AUDIO)

http://plus.franceculture.fr/homo-europaeus-le-multilinguisme-pour-une-nouvelle-identite-par-julia-kristeva

giovedì 26 dicembre 2013

IL RATTO D’EUROPA Per una archeologia dei saperi comunitari

Che cos’è l’Europa?
Il vecchio continente è davvero casa nostra o è soltanto… una carta geografica: ricordo ingiallito riaffiorante dal nostro più o meno remoto passato (o presente) di studenti? Esiste per davvero un’identità europea? E quali sarebbero le sue specificità culturali, sociali, economiche e… politiche? Quali i confini?
In un presente tormentato in cui ciascuno di noi è costretto quotidianamente a fare i conti con le dure conseguenze pratiche dell’approssimatività con cui simili questioni sono state affrontate nel nostro passato, la gran kermesse teatrale del Ratto d’Europa propone alla città di Roma un’avvincente inchiesta intorno alle possibili radici della nostra identità europea sviluppata attraverso il linguaggio della scena, ma nutrita di tutte le possibili linfe che la vita all’interno di una comunità può distillare – da quella politica a quella religiosa, da quella civile a quella economico-finanziaria, da quella artistica a quella produttiva, o assistenziale, o sportiva… [fonte]

martedì 17 dicembre 2013

note di regia del film LA TERRA DEGLI UOMINI ROSSI

I desaparecidos e gli indigeni sopravvissuti al genocidio della Conquista. Il metodo di lavoro con gli attori indigeni. La presentazione del film (di Marco Bechis) alla Mostra del Cinema di Venezia 2008, gli indigeni per la prima volta in una sala cinematografica, alla prima mondiale al Lido di Venezia.



16/dic/2013
Ambrosio Vilhalva - leader Guarani e star del film "Birdwatchers -- La terra degli uomini rossi" - è stato assassinato nella notte del 1 dicembre, dopo decenni di lotta per i diritti del suo popolo. 

E' stato accoltellato ripetutamente all'ingresso della sua comunità, Guyra Roká, nello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul, ed è stato trovato morto nella sua capanna.

L'intervista rilasciata a Survival è accompagnata da scene del film "Birdwatchers -- La terra degli uomini rossi" di Marco Bechis.
© Classic-Karta Film-Gullane-Artificial Eye
Per ulteriori informazioni: http://www.survival.it/


giovedì 23 maggio 2013

Paolo Di Paolo "Mandami tanta vita"



libreriefeltrinelli libreriefeltrinelli

Sinossi

Febbraio 1926. Moraldo arriva a Torino per una sessione di esami, si porta dietro una strana rabbia e una valigia più pesante di quanto gli sembrasse alla partenza da Casale Monferrato. Dagli anziani coniugi Bovis, che lo ospitano, Moraldo apre la valigia e scopre che deve averla scambiata con quella di un fotografo di strada. Come per chiudere un conto in sospeso, Moraldo si mette ancora una volta sulle tracce di un suo coetaneo. Si chiama Piero. Moraldo gli ha scritto due lettere senza ottenere risposta, l'ha visto passare all'università circondato dal gruppo dei suoi amici. Qualcuno li definisce l'Accademia dei Patiti, ma Moraldo ammira quella vivacità intellettuale proteste, riunioni, giornali, libri. Ma l'ammirazione, nel silenzio, diventa invidia, e l'invidia diventa rancore. A volte si trova a spiarlo mentre passa sotto i portici, senza avere il coraggio di avvicinarlo. Ma adesso di Piero, a Torino, non c'è traccia. Con i suoi occhiali di miope, che sempre gli sfuggono dal volto, Piero ha percepito la minaccia e il pericolo di restare. Lo strappo non è facile: c'è Ada da lasciare sola, con il piccolo Paolo che ha appena un mese. Mentre Piero cerca una sistemazione e si ammala, Moraldo incontra il fotografo che ha preso la sua valigia. È una ragazza: leggera, disinvolta e imprendibile come un fantasma. Ma sarà proprio lei a tenere i fili del destino. Fino all'istante in cui Piero e Moraldo staranno finalmente per sfiorarsi.

Quarta di copertina

Moraldo, arrivato a Torino per una sessione d’esami, scopre di avere scambiato la sua valigia con quella di uno sconosciuto. Mentre fatica sui testi di filosofia e disegna caricature, coltiva la sua ammirazione per un coetaneo di nome Piero. Alto, magro, occhiali da miope, a soli ventiquattro anni Piero ha già fondato riviste, una casa editrice, e combatte con lucidità la deriva autoritaria del Paese. Sono i giorni di carnevale del 1926. Moraldo spia Piero, vorrebbe incontrarlo, imitarlo, farselo amico, ma ogni tentativo fallisce. Nel frattempo ritrova la valigia smarrita, ed è conquistato da Carlotta, una fotografa di strada disinvolta e imprendibile in partenza per Parigi. Anche Piero è partito per Parigi, lasciando a Torino il grande amore, Ada, e il loro bambino nato da un mese. Nel gelo della città straniera, mosso da una febbrile ansia di progetti, di libertà, di rivoluzione, Piero si ammala. E Moraldo? Anche lui, inseguendo Carlotta, sta per raggiungere Parigi. L’amore, le aspirazioni, la tensione verso il futuro: tutto si leva in volo come le mongolfiere sopra la Senna. Che risposte deve aspettarsi? Sono Carlotta e Piero, le sue risposte? O tutto è solo un’illusione della giovinezza? Paolo Di Paolo, evocando un protagonista del nostro Novecento, scrive un romanzo appassionato e commosso sull’incanto, la fatica, il rischio di essere giovani.

mercoledì 20 febbraio 2013

Libro bianco. “A Roma non sono salvaguardati i diritti dei minori rom”




Presentato “Rom(a) Underground” dell’associazione 21 luglio sulla condizione dell’infanzia rom nella capitale. Per circa 3.900 minori rom presenti a Roma diritti violati “nella realtà sotterranea e invisibile dei campi”

Interviste alla presentazione di "Rom(a) underground. Libro bianco sulla condizione dell'infanzia rom a Roma" a cura dell'"Ass.21 luglio"


 // Stefano Liberti-giornalista; Riccardo Noury-portavoce della sez.italiana di Amnesty International; Vincenzo Spadafora-Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza; Angela Tullio Cataldo-ricercatrice ass.21 luglio

martedì 19 febbraio 2013

LINGUA CULTURA LIBERTA'


La notizia che, dal 2014, “la lingua ufficiale” del Politecnico di Milano per le Lauree Magistrali e i Corsi di Dottorato sarà l’inglese, con l’esclusione dell’italiano, è ormai divenuta di domino pubblico ed è oggetto di dibattito sui mezzi di informazione e in numerosi convegni. 
Che la conoscenza – una vera, reale conoscenza – della lingua inglese sia oggi indispensabile per dedicarsi a molti tipi di studio, e a quasi ogni lavoro, è un dato di fatto. Ciò non implica però la necessità e l’opportunità di tenere le lezioni e i seminari - a parte i casi particolari di convegni e dibattiti con studiosi stranieri - in inglese anziché in italiano. 

Il Convegno, promosso da un un consistente gruppo di docenti dell’Ateneo milanese, si propone come momento di riflessione sul ruolo della lingua come elemento fondamentale della cultura e dell’identità di un popolo. Abolendo l’italiano da un singolo Ateneo, infatti, si compromette pericolosamente la formazione della futura classe dirigente del nostro Paese – appiattendo l’offerta formativa, inevitabilmente impoverita dal ricorso a un lessico spesso non adeguatamente padroneggiato –, a vantaggio di una malintesa internazionalizzazione, che passa per la rinuncia alla propria lingua e alla propria identità culturale.
E si finisce per approfondire il divario tra una minoranza anglofona e la stragrande maggioranza della popolazione, alla quale sarà negata, sulla base di un requisito linguistico, anche la possibilità di accedere ai più alti gradi istruzione.
Il convegno si chiuderà verso le ore 18.00 con l'intervento straordinario di Dario FO 
in "Mistero buffo: il grammelot inglese".  

Oltre all'adesione del Presidente della Repubblica, il convegno ha ricevuto il patrocinio di:
Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO, Accademia della Crusca, Accademia dei Lincei, Società Dante Alighieri, Treccani Istituto della Enciclopedia Italiana, Istituto Italiano di Studi Filosofici, Associazione Italiana per la Terminologia.

giovedì 22 novembre 2012

Cantata greca. Uno spettacolo di Moni Ovadia da due poemi di Yiannis Ritsos / traduzione di Nicola Crocetti







Il poeta francese Louis Aragon, quando lesse il poema Epitaffios di Ritsos – un poema in forma di mirologio, lamento straziato e lirico di una madre sul corpo del figlio adolescente assassinato dalla polizia del tiranno Fascista Metaxas nel 1936 – ne rimase così impressionato che dichiarò: Ritsos è il più grande poeta del suo tempo. Una simile affermazione apodittica non pretende di rivelare una verità, ma erompe da un flusso di emozioni che evidentemente non sorge solo da una valutazione estetica ma coglie il senso profondo e dirompente di una personalità artistica, culturale, umana e politica di eccezionale caratura. In questo senso la perentoria affermazione di Aragon è assolutamente condivisibile. [...] 
(Moni Ovadia)
continua su /www.iteatri.re.it 


«Per molti anni nel secondo Novecento la poesia neogreca s’identificò anzitutto con il nome di Yiannis Ritsos (1909-1990), una delle voci più note della sinistra internazionale, e grazie ai suoi molti volumi di versi senz’altro la più prolifica.
Poeta di straordinaria facilità creativa, capace di forgiare immagini a partire da qualunque esperienza quotidiana, anche la più comune e insignificante, Ritsos abbandonò ben presto i modi del tardo simbolismo per farsi cantore di istanze proletarie e civili, destinate già dal 1936 a una circolazione ristretta o problematica a causa della notoria censura di Metaxàs.
Fu durante la guerra, e poi nel corso del conflitto civile che insanguinò la Grecia nel 1945-49, quindi ancora sotto il regime autoritario di Aléxandros Papagos e infine sotto la dittatura dei colonnelli (1967-74), che Ritsos acquisì un timbro proprio, di alta levatura civile e sociale, pagando con ripetuti confini, censure e angherie la propria fede ideologica e la propria fede nell’uomo. [...]
(da: Poeti Greci del Novecento, a cura di Nicola Crocetti e Filippomaria Pontani, Milano, Meridiani Mondadori, 2010)
 continua su /www.iteatri.re.it 

mercoledì 26 settembre 2012

Noam Chomsky: "The Emerging World Order: its roots, our legacy" (ITA)



Pubblicato in data 20/set/2012 da SISSAschool
Il 17 settembre 2012 Noam Chomsky ha tenuto una conferenza pubblica dal titolo "The Emerging World Order: its roots, our legacy" (Il nuovo ordine mondiale: le sue radici, la nostra eredità) presso il Politeama Rossetti a Trieste.
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Molti ‘intellettuali’ per abitudine, ipocrisia o semplicemente pigrizia intellettiva, sono soliti rivolgere le loro attenzioni critiche verso l’altro mondo, quello cioè arretrato, autoritario e incivile, per denunciarne i crimini e le ingiustizie, quasi a corroborare l’idea che in fondo, pur nei suoi peccati, il mondo occidentale possa a ragione concepirsi come libero, attento ai diritti, pulito.
Ogni denuncia diventa solo la maschera di un’operazione di confinamento  dell’ingiustizia, spostata accuratamente fuori dai confini della nostra sicurezza domestica. Un esempio valga su tutti: il terrorismo fa parte di frange estremiste (cioè ai margini) che nulla hanno a che vedere con le trame delle nostra società.


Noam Chomsky è un po’il guastafeste di questa facile narrazione: terrorismo, propaganda, sopruso, controllo, sono termini che funzionano anche e soprattutto nel nostro mondo occidentale. Sono aspetti strutturali della politica estera, ma anche interna, della maggior parte dei paesi dell’occidente ‘sviluppato’.[...]

continua : Trieste e lo “sguardo obliquo” di Chomsky di Davide Pittioni .pdf


martedì 10 luglio 2012

martedì 19 giugno 2012

Friedrich Hölderlin tradotto in esclusiva da Marianne Schneider per il decennale di ZIBALDONI.

MARIANNE SCHNEIDER/ Decennale di ZIBALDONI
Tracce sparse in varie figure
di Marianne Schneider

       Il romanzo Iperione o l’eremita in Grecia  ha reso famoso il poeta Friedrich Hölderlin più delle sue poesie. Addirittura ai suoi tempi per molte persone lui era l’autore di Iperione e nient’altro. Lui stesso era affezionato a quest’opera a cui aveva lavorato – a quanto ci è dato a sapere – cinque anni, forse anche di più.
       Quando esce il secondo volumetto di Iperione Friedrich scrive due dediche nella copia per Susette Gontard, la persona che ama di più al mondo: una sul frontispizio in grandi lettere corsive: “A chi altri se non a te“; e un’altra nascosta all’interno della copertina:
“L’influenza di nature nobili è necessaria all’artista come la luce del giorno alle piante, e come la luce del giorno si ritrova nella pianta non nel suo consueto aspetto, ma soltanto nel gioco variegato terrestre dei colori, così le nature nobili non ritrovano se stesse ma tracce sparse della loro eccellenza nelle varie figure e giochi dell’artista (L’autore)”.

giovedì 1 marzo 2012

Vasco Rossi: Lucio Dalla, era un capofamiglia




La notizia corre in rete, passa di bocca in bocca...è morto Lucio Dalla... Stroncato da un infarto, se ne è andato nel sonno..
Non siamo mai pronti a notizie del genere, rimaniamo attoniti, sbalorditi, spaventati, arrabbiati e poi tristi molto tristi, senza parole. C'est la vie, questa è la vita..ha la precedenza su tutto meno che sulla morte, che arriva quando meno te la aspetti..
Un colpo a tradimento la fatalità, il caso!
Ci sentiamo all'improvviso parte di una stessa grande famiglia a cui viene a mancare il capofamiglia..perchè questo era Lucio Dalla: un padre affettuoso e sempre presente con il suo entusiasmo, le sue idee spesso all'avanguardia per il cantautorato italiano, il suo grande amore per la musica.Che lo ha accompagnato fino all'ultimo e questo ci consola, Lucio se ne è andato come avrebbe voluto, era in tour in piena attività...
Nessuno muore mai completamente, qualche cosa di lui rimane sempre vivo dentro di noi!
Wiva Lucio Dalla.

venerdì 17 febbraio 2012

GIORDANO BRUNO: + 17 Febbraio 1600

Giordano Bruno - film storico (di Giuliano Montaldo 1973 con Gian Maria Volontè)
Caricato da SUDEVOLUTIONORG

martedì 14 febbraio 2012

lunedì 13 febbraio 2012

venerdì 10 febbraio 2012

Anniversari - Giuseppe Ungaretti

Il 10 febbraio del 1888 nasceva ad Alessandria d'Egitto Giuseppe Ungaretti, uno dei poeti più grandi del '900 e dell'intera storia letteraria italiana. 
Lo speciale di Rai.tv raccoglie preziosi documenti audiovisivi in cui Ungaretti parla del suo approccio alla poesia e alla vita, ricorda momenti e incontri importanti della sua esistenza e legge i suoi versi con la sua voce vibrante e inconfondibile. (fonte http://www.rai.tv


UNGARETTI, VITA D’UN UOMO
slcontent
ungarettiI tre volumi di "Vita di un uomo" riuniti in un unico cofanetto offrono al lettore un ampio quadro dell'attività letteraria di Ungaretti: "Tutte le poesie" è l'unica edizione dell'intero corpus poetico ungarettiano e include le note ai testi redatte dallo stesso poeta, oltre a un saggio di poetica; "Saggi e interventi" costituisce una raccolta dei suoi testi in prosa risalenti agli anni tra il 1918 e il 1970; "Viaggi e lezioni", che conclude l'edizione delle opere ungarettiane dei Meridiani, restituisce due esperenze importanti, quella del viaggiatore e quella del docente universitario e del conferenziere, che ripercorre dalle origini il cammino della letteratura italiana. (fonte Radio3Suite)

Rai.tv
L'anniversario Giuseppe Ungaretti

giovedì 9 febbraio 2012

Death on Facebook: il lutto perpetuo dei social network


Il Centro Studi Etnografia Digitale ospita un post a cura di Piergiorgio Degli Esposti, Ricercatore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Dal Settembre 2009 è membro del “Prosumer Research Group” coordinato dal Prof. George Ritzer – Maryland University  UMD. Alcuni studenti del Centro Studi hanno avuto il piacere e l’onore di conoscere ed interagire con lui in occasione del Digital Ethnography Weekend. L’articolo è tratto da Celebration of Perpetual Mourning on Social Networking Sites, per The Society Pages.
La società contemporanea è la più tecnologicamente mediata che il genere umano abbia mai esperito, ed è facile capire che se è vero l’assunto secondo cui attraverso i digital media, “viviamo in pubblico” è altrettanto vero che come completamento della nostra life timeline muoriamo anche in pubblico, modificando in maniera sostanziale quello che è il rapporto tra vivi e morti ed i meccanismi di celebrazione del lutto. In altre parole se come sostiene Danah Boyd “siamo tutti autori delle nostre biografie digitali”, allora lo siamo anche per i nostri epitaffi. [...]
continua a leggere http://www.etnografiadigitale.it 


Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.
Steve Jobs
scarica il lavoro completo: death on fb